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Progettare Se Stessi: Tra Design Thinking e Coaching

DESIGNING YOURSELF: Between Design Thinking and Coaching

Scopri come il Design Thinking e il coaching si integrano per stimolare la trasformazione personale, la creatività e un cambiamento consapevole nella vita professionale e privata.

DESIGNING YOURSELF: Between Design Thinking and Coaching

In un’epoca segnata da transizioni continue — tecnologiche, professionali, identitarie — il vero tema non è più se cambiare, ma come farlo.

Cambiano i modelli organizzativi, cambiano le competenze richieste, cambiano persino le narrazioni che utilizziamo per dare senso al lavoro e alla crescita personale. In questo scenario fluido, metodologie nate in ambiti diversi iniziano a dialogare, sovrapponendosi e contaminandosi.

È il caso del Design Thinking e del Coaching: due approcci apparentemente distanti, ma sorprendentemente affini, che condividono una stessa radice culturale e una medesima aspirazione: attivare processi di trasformazione autentica mettendo l’essere umano al centro.

Il Design Thinking nasce come metodo per affrontare problemi complessi attraverso un approccio progettuale empatico, iterativo e sperimentale.

A partire dagli anni Novanta — grazie soprattutto al lavoro di IDEO e alla diffusione accademica promossa dalla Stanford d.school — diventa una vera e propria cultura del progetto, adottata da aziende, istituzioni e scuole di design in tutto il mondo.

Più che una sequenza rigida di fasi, il Design Thinking propone una forma mentis: osservare senza giudicare, sospendere le soluzioni premature, esplorare possibilità molteplici e imparare dall’errore.

È un processo che alterna sistematicamente pensiero divergente e pensiero convergente, permettendo alle idee di emergere, prendere forma e sedimentarsi in soluzioni concrete.

Il Coaching  lavora su un terreno diverso, ma con logiche sorprendentemente simili. Qui l’oggetto del progetto non è un prodotto o un servizio, ma la persona stessa, chiamata ad affrontare una crisi di auto-governo, una fase di transizione o una ridefinizione di senso.

Come nel Design Thinking, anche il coaching evolutivo si fonda su:

  • ascolto profondo
  • empatia
  • esplorazione guidata
  • sperimentazione
  • apprendimento iterativo

Come per il Design Thinking,  fasi di divergenza e convergenza sono alla base di un efficace percorso di coaching.

Se il Design Thinking invita il progettista a diventare un osservatore empatico dell’altro, il Coaching Evolutivo invita l’individuo a farsi esploratore di sé stesso.

In entrambi i casi, l’obiettivo non è trovare la risposta giusta, ma aprire spazi di evoluzione.

In entrambi i processi, il fallimento non è un esito negativo, ma una risorsa informativa.

Coaching e Design Thinking rispondono esattamente a questa esigenza: insegnano a stare nell’incertezza, a sospendere il giudizio, a generare possibilità prima di convergere su una scelta consapevole.

La differenza sostanziale è il piano su cui si opera: il designer progetta per qualcuno, il coachee è chiamato a progettare sé stesso, esplorando desideri, risorse e possibilità spesso sedimentate sotto abitudini consolidate.

Ne viene fuori che progettare se stessi è dunque un processo che richiede creatività. Non a caso i più recenti Future of Jobs Report del World Economic Forum indicano chiaramente il pensiero creativo e laterale come una delle competenze chiave per il futuro del lavoro. Non più una dote innata riservata a pochi, ma una competenza allenabile, trasversale, strategica.

Forse è proprio qui che si gioca una delle sfide più interessanti per il design contemporaneo e per l’education: superare il confine tra progetto e persona, tra fare ed essere, tra apprendimento e trasformazione.

Perché, oggi più che mai, non si tratta solo di disegnare il futuro, ma di diventare capaci di abitarlo.

L’attività di coaching accelera la crescita dell’individuo consentendo ad ognuno di focalizzare in maniera più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e le conseguenti scelte da porre in atto.

L’International Coaching Federation (ICF) definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale. La metodologia di coaching adottata da ICF parte dal presupposto che ogni individuo è una persona dotato di creatività e piena di risorse. Grazie all’attività svolta dal coach, i coachee sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita. Il coaching facilita la sperimentazione di nuove prospettive e opportunità personali, l’ampliamento nelle capacità di pensiero e la consapevolezza nel prenedere decisioni. È volto, inoltre, a migliorare l’efficacia interpersonale e a una maggiore fiducia nell’esprimere i ruoli scelti nella vita e al lavoro.

Tale definizione e descrizione fà riferimento al sito di ICF.

Il Design Thinking è l’insieme dei processi cognitivi, creativi e strategici usati per la progettazione al  fine di favorire l’ evoluzione ed innovazione.

A portare alla ribalta mediatica il termine Design Thinking nel 1991, è Tim Brown, CEO di IDEO.

Il Design Thinking propone un percorso flessibile basato sull’empatia verso gli utenti, la definizione condivisa del problema, la generazione di molteplici idee, la prototipazione rapida e il test continuo delle soluzioni. È una forma di “pensiero progettuale” che valorizza il dialogo tra creatività e analisi, intuizione e sperimentazione, apertura e sintesi.

Il processo si articola tipicamente in 5 fasi:

  1. Empathize  (Empatizzare): comprendere a fondo le persone coinvolte, ascoltando il loro punto di vista, osservando comportamenti e cogliendo i bisogni nascosti;
  2. Define (Definire): sintetizzare gli insight raccolti e trasformarli in una sfida progettuale chiara, centrata sugli utenti e stimolante da risolvere;
  3. Ideate  (Ideare): generare il maggior numero possibile di idee, sfruttando il pensiero laterale e la creatività collettiva;
  4. Prototype (Realizzare Prototipo): costruire versioni rapide e tangibili delle idee per renderle esplorabili e testabili;
  5. Test (Test): sottoporre i prototipi agli utenti reali, raccogliere feedback e ricominciare, se necessario, il ciclo iterativo.

L’intero percorso è costituito da più cicli e ciascun ciclo può essere rappresentato graficamente come segue e dove viene espressamente individuata l’alternanza tra momenti di pensiero divergente  e convergente.

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